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20 December E che mi racconti?Se mi dai un paio di ore ti racconterò un bel po’ di cose… Da dove cominciare? Come al solito, si pensa di fare le cose ben organizzati, si prendono appunti qui e la, poi al momento di trascrivere non si trova più il foglio… e allora cambiamo assetto, organizziamo diversamente i nostri pensieri...
Cominciamo da un pensiero, un "angelico" pensiero…
Ti ho avuto davanti per parecchi giorni, tanti. Ti ho guardato. Ho avuto modo di vederti da vicino, scrutarti nel profondo, ammirarti nelle tue forme tonde, tarlate, rovinate poco dal tempo… piccoli buchi qua e la, segni manifesti di altra vita che si ciba di te che non sei più in vita. Ma sei li davanti a me. Ti ho guardato, mirato, ammirato. Ma forse sempre con troppa poca attenzione. Cercavo un’ispirazione per completare un lavoro, una copertina, un'immagine che non sentivo venir fuori da quello che avevo dentro. Anche se avevo te. Ti avevo, ma tu non mi avevi. Avevo te senza essere entrato in te, senza esser andato oltre te. E tu eri li. Ad un tratto eri tu a fissarmi. Aspettavi che finalmente accogliessi te. Per quello che sei, per quello che rappresenti. Un angelo inginocchiato, in preghiera. Poi parlando con chi è un anziano nella fede mi è arrivata l’idea, ti sei mostrato per come non ti potevo vedere, forse non ti volevo... Ti ho guardato con occhio scevro da sovrastrutture. Non più una statua. Ma l’io del pellegrino errante che si ferma davanti a Te in ginocchio. E li ritrova la sua casa, la Tua. Ed alla fine la copertina fu…
Riflettevo nei primi giorni di quest’Avvento che tra poco volgerà al termine, sulla vicinanza di Dio, sulla lontananza dell’uomo. Il non accorgersi del Dio-con-noi. E ricordarci della sua presenza solo durante un giorno. E gli altri? Non importa, almeno un giorno lo abbiamo pensato… Illusi.
Se tornasse tra noi ora ci troverebbe impegnati nel prepararci alla sua venuta?
Troverebbe il popolo che brancola nel buio, la generazione perversa, che pensa a tutto tranne che a Lui. Siamo troppo indaffarati nel prepararci per l’uscita del sabato sera che non ci accorgiamo di un’attesa che dura già da duemila anni. Un tempo troppo lungo per l’uomo, che facilmente dimentica… e si è già dimenticato di Te. E non sente più il clima che ci conduce a Te. Luci, suoni. Tutto non ci parla più di te. Dove sei? Sembriamo cercarti, per mare e per terra. Lontano. Ma tu sei vicino… giochi a nascondino con noi. Giochi a nasconderti con chi non ti cerca, non ti vuole cercare, non vuole seguire la tua kenosi, il tuo svuotamento, annullamento, fino a giungere dalla Tua trascendenza alla nostra fisicità, corporeità, realtà. Giocare ad essere visibile con chi ormai ti immagina invisibile, vuoto, svuotato, assente, annullato.
Annullato... come il mio da fare di stasera. Troppi impegni, troppe cose da fare. Allora si deve rinunciare ad andare da una parte per restare invece a casa, fare il punto della situazione. Pensare alla pazzia dell’uomo, sempre ben poca rispetto alla follia che il Signore ha “mostrato” di avere incarnandosi. Ed ad ogni modo sono pur sempre due differenti tipi di pazzia. Magari in certi casi per noi, la pazzia è la nostra schizofrenia. Ricominciare come se fosse un cominciare la prima volta, come se non fosse successo mai nulla prima. Un eterno ripetersi in questo modo di agire, di vivere. Rendersi conto che la propria felicità va oltre il tornare ciclico delle onde. La nostra felicità esula dagli altri per fondarsi solo su Altro che è… la nostra felicità è Lui... e gli altri, testimoni, personaggi attivi, ci parlano di Lui, tutto ci parla di Lui, ci riconduce a Lui. Ma non siamo di certo panteisti.
Rimangono piccoli spazi da verificare… come la nostra preghiera solo per chiedere… ed una volta ottenuto? No mi era capitato mai di restare stupito, quasi senza parole, per aver ottenuto qualcosa... si prega, si ottiene. La salvezza delle nostre anime, la nostra santità. Si prega per cosa? Per ciò di cui si ha veramente bisogno? E di cosa si ha bisogno? Chi può dirlo? E chi può darcelo? E il nostro stupore? Dove lo mettiamo? Ne conserviamo ancora una dose massiccia da usare nel quotidiano? O lo perdiamo strada facendo? È forse bucato il sacco che lo contiene? I nostri occhi sono sempre più spenti, non stanchi ma spenti… non arrivano più a cogliere la bellezza che traspare da ogni parte, la stessa bellezza che messa a contrasto, un forte contrasto con la stupidità dell’uomo, dovrebbe risaltare subito… dovrebbe.
Arrivare a domandarsi tutto questo è lo sprone per ringraziare ancora una volta il Signore... ringraziare anche coloro che operano secondo i suoi piani, nella lora inconsapevolezza... per un sorriso dato, un saluto, un dono fatto, un libro dato in dono da leggere in tre ore... o per la mancanza o assenza, volontaria, voluta, inaspettata, insperata...
Ringraziare: per tutto quello che viviamo, che abbiamo, che siamo… Il nostro agire deriverà sempre dal nostro essere.
E se altri vedono il Bene in noi, non possiamo altro che stupirci per l’enorme quantità di Bene all’interno della quale siamo “allevati” alla vita in Cristo, con la Chiesa, con i fratelli e le sorelle…
Quegli uomini e quelle donne di buona volontà, pronti ancora una volta a cantare insieme, vivendolo: “Alleluia, alleluia! Nasce per noi l’Emmanuele!”. 05 December Spiegazioni...Non mi soffermo sul significato delle parole. Sono leggere. Volano. A volte sono facili, scontate, magari noi stessi le diciamo e non crediamo. le svuotiamo nel momento stesso in cui le pensiamo. Conta di più quello che abbiamo scritto nel cuore. Nel nostro vero cuore. Dentro di noi. Quello che poi diventa difficile mostrare senza prendere fregature. Contano i gesti, le azioni (concrete), quelle che partono dal senso vero delle parole che pronunciamo, giorno dopo giorno ai nostri interlocutori. Meglio dire amici, meglio ancora compahni. Di vita, di viaggio. Sono stanco di parole dette solo per dirle. Quelle che poi ricordiamo con rabbia, dolore, infine con assoluto distacco. Non sono però così le parole dette nell’età dell’innocenza. Ma oggi siamo cresciuti, tutti, troppo velocemente. Non mi stanco solo di una Parola, la Parola. È sempre nuova. Aggiunge sempre del nuovo alla nostra vita. Del nuovo alla vita che poi è vecchia, perché gira e rigira facciamo sempre gli stessi errori… Ma li viviamo con una consapevolezza diversa, maggiore, matura. E superiamo gli errori. Se guardiamo il passato, nettamente lo distinguiamo dal nostro presente: percorsi differenti ci hanno portato ad essere quello che siamo oggi, ci preparano alle vie che faremo nel futuro, le vie che non conosciamo, le vie sicure se corrono lungo la Via. Così nasce l’idea di questo blog, almeno il suo nome, dare la possibilità, darmene e darvene, di vedere il cambiamento, il mutamento… anche se poi l’indirizzo è sbagliato, anche se nel suo essere errato rispecchia la "mia", non solo mia ma nostra, personalità…
Inizialmente volevo prendere come indirizzo di riferimento del blog il nome di una funzione matematica a me cara, dopo i trascorsi ingegneristici e l’approdo alla facoltà teologica e al seminario… vi chiederete perché… ve lo spiego subito: la funzione in oggetto è f(x)= x + sen(x).
È una gran bella funzione… perché? Perché rappresenta una curva che si muove lungo la bisettrice del primo e del terzo quadrante, “ondeggia” lungo questa retta: è la funzione seno a darle questo andamento… La retta y= x si muove verso l’infinito, costantemente, al variare di x, y cresce altrettanto, se x è grande, y è grande, se x è infinito, y è infinito. La retta va verso infinito, corre verso infinito, non troppo velocemente, non troppo lentamente. Va verso infinito. Cammina verso infinito. Infinito. Sen (x) dà alla funzione un tocco di “onda” che si muove lungo la retta y= x.
Per me parla di Dio. Una funzione matematica che mi porta a Dio, che rappresenta il mio essere non statico ma dinamico verso il Sommo Creatore. Mi parla del cammino fatto durante gli anni. Il mio cammino verso l’Infinito, il mio tendere verso Lui, nel mio stato di essere umano, ricco di difetti, ma anche pregi (ma prima bisognerebbe trovarli), essere umani ricchi di umanità. È la funzione che dovrebbe essere di ogni cristiano che cammina lungo la via del Signore, cammina, in una tensione continua, un atteggiamento dialettico fatto di alti e bassi. Essere criistiani sentendo il Signore vicino, nel suo essere Infinito è vicino! Lo sente. Chiunque lo sente. Ognuno cresce incontro al Signore. Se si è abbastanza maturi, se si ha abbastanza coscienza ci si può accorgere che oggi, rispetto a ieri siamo sempre un passo avanti…. Oggi. L’asse delle x, le ascisse, coincide con il tempo, l’asse delle y, le ordinate, sta indicare la nostra vita in Cristo, la nostra fede, il nostro essere cristiani, giorno dopo giorno. Il grafico che otteniamo si avviluppa attorno alla bisettrice: ci saranno giorni in cui stiamo (o forse ci sentiamo…) sopra quella semplice retta che per la sua strada va verso l’Infinito, altri in cui siamo sotto… gli alti e bassi della nostra esistenza. Ma se guardiamo attentamente, ogni giorno che passa è sempre un guadagno! Giorno dopo giorno siamo sempre con un’ordinata maggiore rispetto al giorno precedente…camminiamo, facciamo passi verso Lui ed alla fine non ce ne accorgiamo…
E alla fine?
Ho messo un altro nome al blog… ho scelto un'altra funzione, forse per caso, forse per sbaglio… forse… altro andamento… “simile” al precedente, più accentuato… ogni tanto, (periodicamente) torna sull’asse delle ascisse, fino ad annullarsi (la nostra kenosi, il nostro svuotamento) poi ricresce, poi decresce, ma tiene sempre d’occhio la bisettrice… ma va troppo su e giù: altalenante, come in fondo sappiamo essere, tra il nostro essere normali, schizofrenici, frenetici, “assicutati” dal tempo, dagli impegni, dagli altri, dai noi stessi… andiamo verso l’infinito… ma come? O quale infinito? Un nome dato al blog… quasi a voler rispecchiare un io ideale ed un io reale... indecisi, eterna scelta, quella tra il bene e il male: due sono le vie…
E non possiamo che scegliere la via del Bene! |
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