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    13 February

    Chissà che non torni ad amarti Signore…

    Riconoscerti Dio ed amarti per chi sei veramente, non un idolo, non un simulacro ma Dio vero, vivo.
    Chissà che non torni la speranza, chissà che non torni a regnare la pace sulla terra.
    Chissà che non termini l’odio che colma oltre ogni misura il nostro cuore: tu che trasformi l’acqua in vino non sei in grado di cambiare i nostri cuori?
    Siamo noi che non li vogliamo cambiare. Preferiamo restare così.
    Muti, in silenzio. Chiusi nel dolore dei nostri peccati… sempre che riconosciamo di averne fatti!
    Siamo presi da tutto ma non ci lasciamo prendere da Te.
    Preferiamo prendere Te per mettere da parte tutto quel che ti riguarda.
     
    Ti mettiamo di lato. Sotto i nostri letti. Magari appeso ad un chiodo, sospeso in un angolo di una parete di casa. Ci sei… vegli così su di noi. Ma crediamo poco in te. Crediamo che valga qualcosa l’averti con noi sotto forma di bracciali, rosari, “amuleti” che proteggono dal male…
    E intanto siamo già dentro il male. Lo viviamo, lo respiriamo, lo facciamo. Anche se non lo vogliamo, lo facciamo.
     
    Incontrarti per caso allora, dimmi che senso ha ancora oggi… incontrarti con la nostra volontà ha forse più senso? Da forse senso alla nostra libertà… incontrarti per caso e per caso, distrattamente, lasciarti andare… incontrarti per caso e riconoscerti non lasciandoti più andare via.
    Incontrarti.
     
    Nella sofferenza. Quella che vediamo, come quella del “lebbroso” del vangelo…  ma c’è anche quella che non vediamo, nascosta in ognuno di noi. C’è la volontà di riconoscersi bisognosi di cure, c’è la forza straordinaria con la quale testimoniamo di essere stati salvati.
    Mi domando se vogliamo essere salvati, se vogliamo rendere grazie a chi ha operato in noi una guarigione portentosa.
    Un proverbio africano raccontatoci da padre Giovanni, un missionario che è stato in questi giorni in seminario, recita così: “Se un lebbroso trova un anello d’oro lo da a te. Tu non dirgli grazie ma va a lavorare nel suo campo”. Lo dona perché lui che è ormai senza dita a causa della lebbra, non so cosa farsene più di un anello.
     
    Qualcuno ha trovato un anello d’oro, lo ha dato in dono a noi.
    Ma aspetta ancora che qualcun altro metta mano all’aratro per lavorare nel campo…
    07 February

    Dialogo sopra i massimi sistemi, ovvero conversazione "filosofica" con mia cognata...

    Giusi scrive (14.29):

    w la filosofia dell'ovvio

    parte da un nichilismo antropocentrico e si snoda nell'inestricato vincolo dell'esserci per aprirsi ad un fondamento assoluto ed esistenziale

    Giusi scrive (14.30):

    fondamento fondante e principio principiante

    Against scrive (14.31):

    l'alterità del sistemo uomo-mondo radica la sua

    Against scrive (14.32):

    essenza

    Giusi scrive (14.32):

    l'uomo è compreso nel suo rapporto con iol mondo

    Against scrive (14.32):

    nel quotidiano dibattersi

    Against scrive (14.32):

    della ricerca della felicità

    Giusi scrive (14.32):

    le cose sono nella possibilità dell'essere alla mano

    Against scrive (14.32):

    quale termine ultimo di appagamento del

    Against scrive (14.32):

    vivere

    Against scrive (14.32):

    vivere che non è solo ricerca ma atto continuo

    Against scrive (14.33):

    di sedimentazione

    Against scrive (14.33):

    delle passate esperienze

    Against scrive (14.33):

    in una continuità, susseguirsi di giorni scanditi dal tempo in cui

    Against scrive (14.33):

    non solo si manifesta pienamente la vita

    Against scrive (14.33):

    ma racchiude nel suo cadenzare lento e continuo

    Against scrive (14.33):

    la non prevalicabilità

    Against scrive (14.34):

    dell'essere sull'esistente

    Giusi scrive (14.34):

    ma l'essere è comprensibile solo nella sua manifestazione

    Giusi scrive (14.34):

    e quindi necessita dell'esserci

    Giusi scrive (14.34):

    e dell'esistente

    Against scrive (14.35):

    ma non possiamo dettare una supremazia

    Against scrive (14.35):

    dell'essere sull'esistente

    Against scrive (14.35):

    perché in quanto fenomeno,

    Against scrive (14.35):

    essere fenomenico,

    Against scrive (14.35):

    l'essere fenomenico dell'uomo

    Giusi scrive (14.35):

    in quanto palcoscenico della manifestazione dell'essere la morte non è comprensibile se non come evento naturale di un organismo vivente

    Against scrive (14.35):

    si riduce e per visualizzare il complesso travaglio del vivere necessita di un altro io con il quale dialetticamente confrontarsi sulle dinamiche necessarie all'evoluzione del sistema entropico